19
Set

Rinnovare uno spazio abitato

Nuova pavimentazione, vecchio supporto.

La generale situazione di stallo, impone un ripensamento complessivo della capacità e della volontà del cittadino medio di spendere i propri soldi; non solo nelle modalità ma anche in termini quantitativi di puro potere di spesa. 

Ecco quindi che, se il mercato immobiliare delle nuove costruzioni è praticamente fermo, con grandi quantità di immobili invenduti che giacciono in situazioni di progressiva svalutazione, siano essi completati o in fase di lenta costruzione, allo stesso modo non se la passa molto meglio nemmeno il più articolato e, originariamente, più redditizio, mercato delle ristrutturazioni. Proprio la maggior redditività sulla carta per le imprese di costruzioni, derivante dall’alta probabilità di varianti, imprevisti o integrazioni in corso d’opera tipiche di un intervento sul costruito, in un momento di così sfavorevole congiuntura economica si rivela come un fattore deterrente alla volontà di investimento sul proprio patrimonio immobiliare.

La paura di dover lasciare un margine abbastanza ampio di costo al fattore imprevedibilità scoraggia i proprietari di piccoli e grandi immobili, che preferiscono tirare avanti con la manutenzione minima necessaria, contribuendo a un consolidamento del processo di invecchiamento del settore immobiliare italiano, già cronico problema del nostro territorio e di un’economia che negli ultimi decenni si è sempre più contratta su se stessa. In attesa di politiche che incentivino realmente interventi radicali sugli immobili esistenti e non di provvedimenti illusori prontamente disattesi dalla mastodontica macchina burocratica italiana, che delega a regioni, province, comuni e quartieri il potere decisionale su tematiche di importanza strategica come l’urbanistica e la regolamentazione edilizia (vedi Piano Casa), bisogna fare di necessità virtù e accettare il fatto che molto più spesso si assiste alla richiesta di veri e propri «lifting» sugli edifici, che appaghino l’occhio senza dolere troppo al portafogli.

Se effettuati in maniera oculata sono sufficienti pochi mirati interventi per rinnovare dal punto di vista estetico uno spazio abitato, residenziale o commerciale: una delle richieste più frequenti riguarda la sostituzione delle pavimentazioni esistenti, spesso vetuste e legate a gusti ormai superati. Una è l’attenzione fondamentale da avere nei casi di posa di nuove pavimentazioni in edifici esistenti ed è l’accurato controllo del massetto di sottofondo esistente. Da esso dipende non solo la durabilità dell’intervento che si effettuerà ma anche la scelta tecnica del materiale da utilizzare e conseguentemente i costi da dover sostenere. Qualsiasi sia la datazione dell’edificio su cui va a intervenire, il sottofondo generalmente cementizio che si trova deve soddisfare due requisiti prestazionali fondamentali:

  • compattezza, che dipende fortemente dall’età del massetto, in quanto le qualità leganti del cemento decadono con il passare degli anni, soprattutto in casi in cui il dosaggio utilizzato nell’impasto originale non fosse stato particolarmente elevato; 
  • planarità, che è strettamente legata alla perizia esecutiva per il sottofondo originale e che, nel mondo delle ceramiche e dei parquet di oggi in cui la bellezza di un pavimento è direttamente proporzionale alla grandezza del suo formato, è un fattore imprescindibile per una buona riuscita dell’intervento.

Quando almeno una di queste due caratteristiche viene a mancare è necessario porvi rimedio con soluzioni di natura tecnica che, se la situazione non è irrecuperabile, consentono di recuperare dei buoni livelli prestazionali al massetto esistente. 

Per ridonare compattezza è possibile applicare sul sottofondo un liquido con proprietà vetrificanti che si versa direttamente sui supporto e, nel giro di poche ore, contribuisce a ricreare i legami tra le parti ormai incoerenti. Si tratta di un intervento sempre abbastanza rischioso in quanto deve essere ben valutato il grado di conservazione del supporto esistente, in quanto questi prodotti hanno dei limiti di operatività ben definiti. 

Nel caso di mancanza di planarità è necessario ricostituire la porzione superficiale di sottofondo con prodotti autolivellanti a base cementizia che correggono fino a parecchi millimetri di spessore la presenza di cavità o dislivelli, aderendo in maniera perfetta al sottofondo esistente.

In questo caso sono operazioni certamente laboriose e con un’incidenza economica abbastanza importante, specie se le superfici da coprire sono elevate; in ogni caso sta alla perizia di un buon posatore il giusto compromesso tra autolivellante e malizia nella posa.

Esistono quindi dei rimedi per contenere i costi e non dover necessariamente rimuovere i massetti esistenti, soluzione per altro sempre consigliabilissima per una garanzia reale di tenuta della nuova pavimentazione.

La rimozione, infatti, molto spesso non è in sé estremamente onerosa, ma io è l’interferenza che essa crea con gli impianti tecnologici inseriti nel sottofondo. In quanto al nuovo rivestimento da applicare molto interessante è la sperimentazione che è stata immessa recentemente sul mercato di pavimenti in ceramica resilienti, con formati stretti e lunghi simili a quelli dei parquets prefiniti e che si applicano a incastro con tecnologia flottante su materassini stesi direttamente sul pavimento esistente; una soluzione senza dubbio da monitorare, in quanto aggiungerebbe un’ulteriore alternativa al mercato delle ristrutturazioni.

L’utente finale deve comunque sapere che sono equiparabili a dei «lifting» e che non mutano la natura dell’oggetto a cui vengono applicati ma solamente l’aspetto esteriore; come tali pertanto vanno concepiti con tutte le conseguenti problematiche in termini di durabilità e deterioramento soprattutto della struttura originaria.